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Un tavolo per il Seveso

Un tavolo per il Seveso

Quando piove, con un’intensità appena superiore alla norma, il Seveso esonda e allaga alcuni quartieri di Milano. Sono decenni che succede, a dimostrazione, se ancora ce n’era bisogno, che i fiumi non si possono costringere in stretti argini di cemento o, addirittura, incanalare nel sottosuolo: appena possono escono in “libera uscita”.

Puntualmente, ad ogni esondazione, oltre alle comprensibili polemiche di cittadini e stampa, si assiste allo spettacolo dello scarico delle colpe. Comune, Provincia di Milano, Regione Lombardia si palleggiano le responsabilità degli interventi non ancora attuati.

Ma, soprattutto,  continuano a non coinvolgere i Comuni a nord della metropoli sul territorio dei quali, necessariamente, dovranno essere realizzate le opere per la regimentazione delle acque.

E’ il caso di Senago, sul cui territorio è prevista la predisposizione di vasche di laminazione fortemente impattanti o di Paderno Dugnano, dove si realizzerà il raddoppio del canale scolmatore nord/ovest, opere dal costo totale di 114 milioni di euro.

La soluzione di un problema di Milano si realizzerebbe così con un sacrificio a livello di territorio da parte di altri comuni ed altre collettività.

Per questo motivo Regione Lombardia deve finalmente rompere gli indugi e farsi parte diligente per la convocazione di un tavolo con tutti i protagonisti, al fine di addivenire a una soluzione definitiva, la più condivisa possibile.

Ancora di più, dovrebbe riconsiderare in maniera organica tutte le problematiche del fiume Seveso e, dopo un approccio accurato e studi appropriati, ipotizzare una risoluzione.

Sappiamo bene che un tale percorso sarà pressoché impossibile: da queste parti si preferisce procedere a spot.

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