Consigliere regionale

La cooperazione internazionale per l’accesso all’acqua nei Paesi in via di sviluppo

“Aiutiamoli a casa loro”: se fino a ora poteva essere uno slogan facile per chi, in realtà, intende tener lontane dalle proprie quotidiane sicurezze le popolazioni del mondo in difficoltà, oggi può diventare un’idea politica diversa. Soprattutto se è riferita a un servizio che tutti, sulla terra, dovrebbero avere e dare per scontato. Sono, infatti, 663 milioni le persone che nel mondo non hanno accesso immediato all’acqua e quasi due miliardi coloro che utilizzano acqua di scarsa qualità. È la sintesi del convegno intitolato “Cooperazione internazionale e accesso all’acqua potabile – Azioni e strumenti normativi a disposizione del legislatore regionale”, organizzato, questa settimana, dal Pd lombardo e dalla delegazione italiana del Gruppo dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici al Parlamento europeo.

Partendo dalla legge sulla gestione delle acque, da poco approvata alla Camera in prima lettura, si è voluto capire come questa disposizione verrà ripresa a livello regionale e come in quel contesto si potrà dare una caratteristica lombarda alla norma declinata sul territorio.

Nella legge è prevista l’istituzione di un fondo nazionale di solidarietà presso il Ministero Affari esteri per progetti di cooperazione che promuovano l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienicosanitari nei Paesi in via di sviluppo, tramite il coinvolgimento delle comunità locali.

Il fondo è finanziato con il prelievo in tariffa di 1 centesimo di euro per metro cubo di acqua potabile erogata dall’Autorità per il sistema idrico, e con l’innalzamento da 0,5 a 1 centesimo del previsto contributo per la vendita al pubblico di ogni bottiglia di acqua minerale in plastica. Questa misura ha un grande valore sotto il profilo etico e rientra tra le iniziative utili in chiave di stabilità internazionale.

In Lombardia, la strada è già stata aperta in passato da numerose iniziative promosse anche da enti e aziende locali: si tratta di mettere tutto a sistema adesso. L’art. 12 del disegno di legge nazionale era molto atteso perché va a disciplinare un tema che è diventato una battaglia del Pd regionale in occasione dell’aggiornamento della legge regionale 26 del 2003 sul servizio idrico integrato, avvenuta alla fine del 2014. In quel contesto era stata cassata dalla maggioranza la prevista possibilità di finanziare progetti di cooperazione internazionale con la scusa che non era compatibile con la competenza dello Stato.

Va detto che in Regione, da quando governa la Lega, cioè il partito dell’‘aiutiamoli a casa loro’, non è stato più messo un soldo per mettere in pratica quello che è, evidentemente, solo uno slogan vuoto. Invece, mettere insieme i soggetti per fare questi interventi diventa un’idea politica e aiuta le nostre imprese. E la grande scommessa è fare rete in modo che serva a un nuovo approccio politico-istituzionale che aiuti tutti.

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