Consigliere regionale

La finta abolizione del cda di ARPA

Non poteva che andare così: alla maggioranza di centrodestra che governa Regione Lombardia è mancato il coraggio di abolire completamente il consiglio di amministrazione di Arpa e si è tenuta almeno la costosa e “politica” figura del presidente.

Nell’ambito della discussione della legge di semplificazione, il Gruppo regionale del Pd aveva presentato un emendamento per la totale abolizione del consiglio di amministrazione di Arpa che è un organo che non risulta essere presente in nessuna delle altre agenzie regionali per l’ambiente italiane, è privo di una reale utilità e genera notevoli costi. Per questo noi chiedevamo che tutte le funzioni, finora delegate a questo organo, venissero riassegnate al direttore generale.

Non c’è stato nulla da fare, la maggioranza ha voluto mantenere il presidente, che svolge solo funzioni residuali nell’organizzazione dell’agenzia ed è la figura sicuramente più costosa: basti pensare che il suo emolumento si aggira sui 70mila euro l’anno, ai quali vanno aggiunti l’auto a disposizione e una struttura di 7 addetti, tra cui un portavoce e l’autista. Non solo: poiché questa nuova definizione andrà in vigore solo alla scadenza dell’attuale cda, cioè a fine giugno 2018, per ora continueremo a mantenere i 4 membri in carica, più il presidente, che, con il collegio dei revisori, costano circa 150mila euro l’anno, cui va aggiunto il costo della struttura dedicata.

Insistiamo su questo punto perché abbiamo a cuore la situazione di Arpa che rischia di non riuscire a ottemperare ai suoi compiti istituzionali poiché ha poco personale a causa delle scarse risorse. L’agenzia, invece, deve poter rispondere alla sua funzione di tutela dell’ambiente e verifica dei reati ambientali e non può rappresentare solo un ulteriore poltronificio a disposizione della politica regionale.

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